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Anche nelle separazioni il mantenimento del tenore di vita non è dovuto!

tenore di vita

La Corte d’Appello di Roma, con ordinanza n. 3019/2017, sembra voler aderire, anche nelle separazioni, all’orientamento oramai consolidato in sede di divorzio che ha comportato l’abbandono del principio della conservazione dello stesso tenore di vita che si aveva in costanza di matrimonio da parte del coniuge più debole.

IL FATTO

Una coppia decide di separarsi e, non trovando un accordo per la separazione, inizia il giudizio. Nel corso dell’udienza presidenziale vengono concessi provvedimenti temporanei ed urgenti. La moglie ottiene un assegno di mantenimento di 1.400,00 euro mensili.
Il marito impugna il provvedimento innanzi alla Corte d’Appello. Analizzata la situazione dei coniugi, la Corte d’Appello evidenzia che nella comparazione della situazione economica di ciascun coniuge si sono omessi di considerare rilevanti elementi della loro vita personale.
Entrambi i coniugi erano realizzati professionalmente. La moglie, grazie alla propria attività, aveva costruito un patrimonio immobiliare, essendo proprietaria della casa coniugale e di altri due immobili ceduti in proprietà alle figlie.
Dice quindi la Corte: “Il marito è vero che era titolare di un’attività professionale produttiva di redditi significativamente superiori, anche potenzialmente, rispetto a quelli ricavabili dalla coniuge con la propria attività commerciale. Diversamente dalla coniuge egli non è titolare di un proprio patrimonio immobiliare e, uscito dalla casa familiare di proprietà della coniuge, ha reperito una casa in locazione; tali presupposti inducono a ritenere quest’ultima ai fini della decisione in via provvisoria e urgente, del tutto in grado, per la capacità di lavoro, di reddito e di patrimonio, dimostrata e conseguita già prima del matrimonio e successivamente mantenuta, di provvedere con i propri mezzi a se stessa”.

CONCLUDENDO

In sostanza, l’assegno di mantenimento anche nella separazione deve avere valenza assistenziale, di aiuto al coniuge debole in favore del quale viene riconosciuto. L’assegno non può compensare un aspettativa economica quale poteva essere maturata a seguito del matrimonio e della comunanza dei redditi dei coniugi.

Avv. Gabriella CAMPA

I redditi del coniuge devono essere noti!

Un problema che si riscontra spesso nel corso della separazione è quello di conoscere la documentazione fiscale, reddituale e patrimoniale del coniuge. A riguardo è interessante una recente sentenza del TAR per la Puglia, sezione di Bari.

Era accaduto che, in pendenza della causa di separazione, la signora avesse chiesto all’Agenzia delle Entrate di conoscere la documentazione fiscale reddituale e patrimoniale del marito, ritenendo suo diritto sapere quanto il coniuge avesse accantonato in risparmi. La signora lamentava che il marito si fosse sempre disinteressato delle spese della famiglia, ritenendo pertanto che quei risparmi accantonati non potessero appartenere esclusivamente al coniuge.

L’agenzia delle Entrate respingeva tale richiesta!

Il TAR è stato però di contrario avviso ed ha dato ragione alla signora ritenendo: “il diritto del coniuge, anche in pendenza del giudizio di separazione o divorzio, di accedere alla documentazione fiscale, reddituale e patrimoniale dell’altro coniuge, al fine di difendere il proprio interesse giuridico, attuale e concreto, la cui necessità di tutela è reale ed effettiva e non semplicemente ipotizzata“.

Il TAR ha inffatti ritenuto che le modifiche apportate alla Legge n. 241/1990 dalla Legge n. 15 abbiano in qualche modo modificato il diritto di accesso agli atti amministrativi, ritenendo tale diritto primario rispetto a quello di riservatezza. Sottolinea il TAR: “Dalla documentazione versata in atti si evince la presenza di due figli minori. Ne consegue che la tutela degli interessi economici e della serenità dell’assetto familiare, soprattutto nei riguardi dei figli minori delle parti in causa, prevale o quantomeno deve essere contemperata con il diritto alla riservatezza previsto dalla normativa vigente in materia di accesso a tali documenti “sensibili” del coniuge“. Considerando tuttavia che l’art. 5 del DM 603/1996 esclude dall’accesso agli atti la “documentazione finanziaria, economica, patrimoniale e tecnica di persone fisiche e giuridiche, gruppi, imprese e associazioni comunque acquisita ai fini dell’attività amministrativa“, il TAR ottempera tale norma riconoscendo l’accesso agli atti alla ricorrente, ma nella sola visione. Dispone infatti: “la visione degli atti dei procedimenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per la cura o la difesa degli interessi giuridicamente rilevanti propri di coloro che ne fanno motivata richiesta“.